martedì 11 maggio 2010

Viaggio Apostolico in Portogallo - Accoglienza ufficiale all'Aeroporto di Lisbona - 11 maggio 2010



VIAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO
NEL 10° ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE
DI GIACINTA E FRANCESCO, PASTORELLI DI FÁTIMA
(11-14 MAGGIO 2010)

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Aeroporto da Portela - Lisboa
Martedì, 11 maggio 2010

[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]


Signor Presidente della Repubblica,
Illustri Autorità della Nazione,
Venerabili Fratelli nell’Episcopato
Signore e Signori!

Soltanto adesso mi è stato possibile accogliere gli amabili inviti del Signor Presidente e dei miei Fratelli Vescovi per visitare quest’amata e antica Nazione, che in quest’anno celebra un secolo di proclamazione della Repubblica. Nel toccarne il suolo la prima volta da quando la Divina Provvidenza mi ha chiamato alla Sede di Pietro, provo grande onore e gratitudine per la presenza deferente e ospitale di tutti voi. La ringrazio, Signor Presidente, per le sue cordiali espressioni di benvenuto, interpretando i sentimenti e le speranze del buon popolo portoghese. A tutti, indipendentemente dalla loro fede e religione, va il mio saluto amichevole, in particolare a quanti non hanno potuto venire al mio incontro. Vengo nelle vesti di pellegrino della Madonna di Fatima, investito dall’Alto nella missione di confermare i miei fratelli che avanzano nel loro pellegrinaggio verso il Cielo.


Sin dagli albori della propria nazionalità, il popolo portoghese si è rivolto al Successore di Pietro per vedere riconosciuta la propria esistenza come Nazione; in seguito, un mio Predecessore avrebbe onorato il Portogallo, nella persona del suo Re, con il titolo di fedelissimo (cfr Pio II, Bolla Dum tuam, 25 gennaio 1460), per alti e prolungati servizi resi alla causa del Vangelo. Quanto all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo si sia aperto proprio sul Portogallo – come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta – per ricucire, in seno alla famiglia umana, i vincoli della solidarietà fraterna che poggiano sul reciproco riconoscimento dello stesso ed unico Padre, si tratta di un amorevole disegno da Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira, di venerata memoria –, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”.


La Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci verità del Vangelo che costituiscono per l’umanità, fredda di amore e senza speranza nella salvezza, sorgente di speranza. Certo, questa speranza ha come prima e radicale dimensione non la relazione orizzontale, ma quella verticale e trascendente. La relazione con Dio è costitutiva dell’essere umano: questi è stato creato e ordinato verso Dio, cerca la verità nella propria struttura conoscitiva, tende verso il bene nella sfera volitiva, ed è attratto dalla bellezza nella dimensione estetica. La coscienza è cristiana nella misura in cui si apre alla pienezza della vita e della sapienza, che abbiamo in Gesù Cristo. La visita, che ora inizio sotto il segno della speranza, intende essere una proposta di sapienza e di missione.

Da una visione sapiente sulla vita e sul mondo deriva il giusto ordinamento della società. Posta nella storia, la Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza né riduce al privato l’essenziale considerazione del senso umano della vita. Non si tratta di un confronto etico fra un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una questione di senso alla quale si affida la propria libertà. Ciò che distingue è il valore attribuito alla problematica del senso e la sua implicazione nella vita pubblica. La svolta repubblicana, verificatasi cento anni fa in Portogallo, ha aperto, nella distinzione fra Chiesa e Stato, un nuovo spazio di libertà per la Chiesa, a cui i due Concordati del 1940 e del 2004 avrebbero dato forma, in ambiti culturali e prospettive ecclesiali assai segnate da rapidi cambiamenti. Le sofferenze causate dalle trasformazioni sono state in genere affrontate con coraggio. Il vivere nella pluralità di sistemi di valori e di quadri etici richiede un viaggio al centro del proprio io e al nucleo del cristianesimo per rinforzare la qualità della testimonianza fino alla santità, trovare sentieri di missione fino alla radicalità del martirio.

Carissimi fratelli e amici portoghesi, vi ringrazio ancora una volta per il cordiale benvenuto. Dio benedica coloro che si trovano qui e tutti gli abitanti di questa nobile e diletta Nazione, che affido alla Madonna di Fatima, immagine sublime dell’amore di Dio che abbraccia tutti come figli.

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

Caro Santo Padre, preghiamo la Madonna di Fatima perchè ti dia forza e coraggio...


Caro Santo Padre, preghiamo la Madonna di Fatima
perchè interceda per te e lo Spirito Santo ti dia forza e coraggio nel ricordarti che ci siamo anche noi fedeli e sacerdoti che vogliamo la celebrazione del Rito antico della Santa Messa nelle nostre Parrocchie.


Per il solo fatto che abbiamo richiesto ed ottenuto la celebrazione del Rito antico della Santa Messa in Latino i tuoi Pastori ci tengono fuori dell'ovile, ci escludono dalla nostra comunità disubbidendo le istruzioni del Motu Proprio Data Summorum Pontificum.

Il concedere la Messa in un ghetto fuori della Parrocchia è una forma grave e violenta, perché ci estranea completamente dalla nostra vita comunitaria in Parrocchia, e ci esclude del tutto da una assistenza spirituale e formativa. Siamo trattati come degli appestati che potrebbero diffondere una malattia grave e che possa diffondersi.

Un Parroco, un Vescovo non possono essere pastori veri (*) se non fanno un tentativo di accogliere non solo le pecorelle smarrite, ma anche i parrocchiani che vogliono entrare in Parrocchia ed invece viene loro chiusa la porta. Ma per quale motivo? Qual è il motivo per relegare lontano dalla Parrocchia la Messa Antica, quasi come fosse un sottoprodotto della liturgia cattolica, di dignità inferiore, e degna di essere frequentata solo da cattolici di dignità inferiore?

Ci appelliamo all’intercessione della Nostra Signora di Fatima


(*)
DOMINÌCA SECUNDA POST PASCHA - EVANGÉLIUM
Sequéntia S. Evangélii secundum Ioánnem, 10, 11-16

In illo témpore: Dixit Iesus pharisæis: Ego sum pastor bonus. Bonus pastor ànimam suam dat pro óvibus suis. Mercenárius autem, et qui non est pastor, cuius non sunt oves própriæ, videt lupum veniéntem, et dimíttit oves, et fugit: et lupus rapit, et dispérgit oves: mercenárius autem fugit, quia mercenárius est, et non pértinet ad eum de óvibus. Ego sum pastor bonus: et cognósco meas, et cognóscunt me meæ. Sicut novit me Pater, et ego agnósco Patrem: et ánimam meam pono pro óvibus meis. Et álias oves hábeo, quæ non sunt ex hoc ovíli: et illas opórtet me addúcere, et vocem meam áudient et fiet unum ovile, et unus pastor.

In quel tempo Gesù disse: Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.


Dai Sermoni di S. Antonio:

«Pasci i miei agnelli» (Gv 21,15-16). Fa' attenzione al fatto che per ben tre volte è detto: «pasci», e neppure una volta «tosa» o «mungi». Se ami me per me stesso, e non te per te stesso, «pasci i miei agnelli» in quanto miei, non come fossero tuoi. Ricerca in essi la mia gloria e non la tua, il mio interesse e non il tuo, perché l'amore verso Dio si prova con l'amore verso il prossimo. Guai a colui che non pasce neppure una volta e poi invece tosa e munge tre o quattro volte. A costui «il re di Sodoma», cioè il diavolo, «dice: Dammi le anime, tutto il resto prendilo per te» (Gn 14,21), tieni cioè per te la lana e il latte, la pelle e le carni, le decime e le primizie. A un tale pastore, anzi lupo, che pasce se stesso, il Signore minaccia: «Guai al pastore, simulacro di pastore, che abbandona il gregge: una spada sta sopra il suo braccio e sul suo occhio destro; tutto il suo braccio si inaridirà e il suo occhio destro resterà accecato» (Zc 11,17).

Il pastore che abbandona il gregge affidatogli, è nella chiesa un simulacro di pastore, come Dagon, posto presso l'Arca del Signore (cf. 1Re 5,2); era un idolo, un simulacro: aveva cioè l'apparenza di un dio, ma non la realtà. Perché dunque occupa quel posto? Costui è veramente un idolo, un dio falso, perché ha gli occhi rivolti alle vanità del mondo, e non vede le miserie dei poveri; ha gli orecchi attenti alle adulazioni dei suoi ruffiani e non sente i lamenti e le grida dei poveri; tiene le narici sulle boccettine dei profumi, come una donna, ma non sente il profumo del cielo e il fetore della geenna; adopera le mani per accumulare ricchezze e non per accarezzare le cicatrici delle ferite di Cristo; usa i piedi per correre a rinforzare le sue difese e riscuotere i tributi, e non per andare a predicare la parola del Signore; e nella sua gola non c'è il canto di lode né la voce della confessione. Quale rapporto ci può essere tra la chiesa di Cristo e questo idolo marcio? «Cos'ha a che fare la paglia con il grano?» (Ger 23,28). «Quale intesa ci può mai essere tra Cristo e Beliar?» (2Cor 6,15).

Tutto il braccio di quest'idolo s'inaridirà per opera della spada del giudizio divino, perché non possa più fare il bene. E il suo occhio destro, cioè la conoscenza della verità, si oscurerà, perché non possa più distinguere la via della giustizia né per sé, né per gli altri. E questi due castighi, provocati dai loro peccati, si abbattono oggi su quei pastori della chiesa che sono privi del valore delle opere buone e non hanno la conoscenza della verità. E allora, ahimè, il lupo, cioè il diavolo, disperde il gregge (cf. Gv 10,12), e il predone, cioè l'eretico, lo rapisce.

Invece il Buon Pastore, che ha dato la vita per il suo gregge (cf. Gv 10,15), di esso sempre sollecito, avendolo comprato a sì caro prezzo, lo affida a Pietro dicendo: «Pasci i miei agnelli». Pascili con la parola della sacra predicazione, con l'aiuto della preghiera fervorosa e con l'esempio della santa vita". (SS. Pietr. e Paol., §4)


lunedì 10 maggio 2010

Preghiere a Maria




domenica 9 maggio 2010

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI - 9 maggio 2010


BENEDETTO XVI
REGINA CÆLI

Piazza San Pietro
Domenica, 9 maggio 2010

Cari fratelli e sorelle!

Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’“alleluia”, dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello “naturale” e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la “rosa” apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.

Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa.

Cari amici, nel cuore di questo mese mariano, avrò la gioia di recarmi nei prossimi giorni in Portogallo. Visiterò la capitale Lisbona e Porto, seconda città del Paese. Meta principale del mio viaggio sarà Fátima, in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei due pastorelli Giacinta e Francesco. Per la prima volta come Successore di Pietro mi recherò a quel Santuario mariano, tanto caro al Venerabile Giovanni Paolo II. Invito tutti ad accompagnarmi in questo pellegrinaggio, partecipando attivamente con la preghiera: con un cuore solo ed un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo.

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Dopo il Regina Cæli:

Dirijo uma saudação especial ao povo brasileiro que vai se reunir na sua capital, Brasília, para celebrar o XVI Congresso Eucarístico Nacional, de quinta-feira a domingo próximos, com a presença do meu Enviado especial, o Cardeal Dom Cláudio Humes. No lema do Congresso, aparecem as palavras dos discípulos de Emaús “Fica conosco, Senhor”, expressão do desejo que palpita no coração de todo ser humano. Possais todos vós, pastores e povo fiel, redescobrir que o coração do Brasil é a Eucaristia. É justamente no Santíssimo Sacramento do Altar que Jesus mostra a sua vontade de estar conosco, de viver em nós, de doar-se a nós. A sua adoração leva-nos a reconhecer o primado de Deus, pois só Ele pode transformar o coração dos homens, levando-os à união com Cristo num só Corpo. De fato, ao receber o Corpo do Senhor ressuscitado, experimentamos a comunhão com um Amor que não podemos guardar para nós mesmos: este exige ser comunicado aos demais para assim poder construir uma sociedade mais justa. Por fim, estando próximo o encerramento do Ano sacerdotal, convido todos os sacerdotes a cultivarem uma espiritualidade profundamente eucarística a exemplo do Santo Cura D’Ars que, buscando unir o seu sacrifício pessoal àquele de Cristo atualizado no Altar, exclamava: «Como faz bem um padre oferecer-se em sacrifício a Deus todas as manhãs!». E enquanto invoco, pela intercessão de Nossa Senhora Aparecida, as maiores graças do céu para que alimentados pela Eucaristia, pão da Unidade, se tornem verdadeiros Discípulos Missionários, a todos concedo benevolente Bênção Apostólica.

Je salue cordialement les pèlerins francophones! La liturgie de ce jour nous rappelle que la paix est fondée sur l’amour de Dieu et sur la fidélité à sa Parole. En mettant cette Parole au centre de sa vie, le chrétien jouit de la paix intérieure malgré les épreuves, car il est convaincu de la présence divine à ses côtés. Puissiez-vous avoir le courage d’aimer, de lire et de méditer la Parole de Dieu dans vos familles. C’est la voie idéale pour qu’elles deviennent des foyers de paix. Priez aussi pour les prêtres à la retraite! Qu’ils soient fidèles à la Parole de Dieu jusqu’au bout! Bon dimanche à tous!

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Regina Cæli. This week I am making an Apostolic Journey to Portugal to celebrate the 10th Anniversary of the Beatification of the visionaries Blessed Jacinta and Blessed Francisco. I ask for your prayers for the success of this Journey, and I in turn assure you of my prayers to our Lady of Fatima for the whole People of God. May she intercede for us all, and draw us closer to Christ her Son. Upon each of you and your loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.

Ein herzliches „Grüß Gott“ sage ich allen Gläubigen und Besuchern deutscher Sprache. Besonders grüße ich heute die Teilnehmer und Unterstützer des Etappen-Laufs NCL Charity Run von Berlin nach Rom zugunsten von Kindern, die an der unheilbaren Stoffwechselkrankheit NCL leiden. – In der Osterzeit lädt uns das Gebet Regina cæli ein, uns mit Maria über die Auferstehung ihres Sohnes zu freuen und sie um ihre Fürbitte anzurufen. „Bitt Gott für uns, Maria“: So dürfen wir gerade im Marienmonat Mai unsere Anliegen der Gottesmutter anvertrauen, und dies will ich in besonderer Weise tun, wenn ich diese Woche während meiner Apostolischen Reise nach Portugal als Pilger nach Fatima komme. Maria begleite uns und unsere Lieben mit ihrer mütterlichen Fürsprache.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta plegaria mariana, en particular a los grupos de varias parroquias de Granada y de Málaga. En este domingo del tiempo pascual, la liturgia nos invita a vivir el amor a Cristo, que se concreta en la escucha y el cumplimiento de su palabra. Una palabra que sigue encendiendo los corazones e iluminando la vida de fe, por la acción del Espíritu Santo, verdadero guía permanente de la Iglesia. Pidamos a la Santísima Virgen María que nos ayude a acoger con gozo los dones que él nos da. Feliz domingo.

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Łączę się duchowo z uczestnikami procesji z relikwiami świętego Stanisława Biskupa i Męczennika, patrona Polski, na Skałkę w Krakowie. To wydarzenie czyni historię waszej Ojczyzny i Kościoła żywą. Jest znakiem wiary i patriotyzmu. Niech święty Stanisław, wierny kapłan i świadek miłości uprasza potrzebne łaski dla Kościoła, waszego kraju, dla Krakowa i każdego z was. Z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Mi unisco spiritualmente ai partecipanti alla Processione alla Skałka (“Rocchetta”) di Cracovia con le reliquie di San Stanislao, Vescovo e Martire, patrono di Polonia. Questo evento riattualizza oggi la storia della vostra Nazione e della vostra Chiesa. È segno della vostra fede e del vostro patriottismo. Che San Stanislao, sacerdote fedele e testimone della carità, preghi per ottenere le grazie necessarie per la Chiesa, per la Polonia, per Cracovia e per ognuno di voi. Vi benedico di cuore.]

Infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i partecipanti alla 30.ma Maratona di Primavera – Festa della Scuola Cattolica, guidati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini. Cari amici – dirigenti, docenti, alunni e genitori delle scuole cattoliche di Roma, del Lazio e di altre parti d’Italia –, vi auguro di concludere nel modo migliore l’anno scolastico. Soprattutto, vi incoraggio a tenere sempre alta la qualità dell’istruzione e dell’educazione nelle vostre scuole, che sono un patrimonio prezioso per la Chiesa e per l’Italia. Grazie di essere venuti! Saluto i vari gruppi parrocchiali: la sosta presso la tomba di san Pietro rafforzi la fede e lo spirito di comunione. A tutti auguro una buona domenica.

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

sabato 8 maggio 2010

La Nostra Signora di Fátima e i pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta


LA NOSTRA SIGNORA DI FÁTIMA
e i pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta

Nostra Signora di Fátima
(in portoghese: Nossa Senhora de Fátima) è uno degli appellativi con cui la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù.

Fra le apparizioni mariane, quelle relative a Nostra Signora di Fatima sono tra le più famose. Secondo il loro racconto, tre piccoli pastori, i fratelli Francisco e Giacinta Marto (9 e 7 anni) e la loro cugina Lucia dos Santos (10 anni), il 13 maggio 1917, mentre badavano al pascolo in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima, riferirono di aver visto scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna. Dopo questa prima apparizione la donna avrebbe dato appuntamento ai bambini per il 13 del mese successivo, e così per altri 5 incontri, dal 13 maggio fino al 13 ottobre.

Le apparizioni continuarono e furono accompagnate da rivelazioni su eventi futuri, in particolare: la fine della prima guerra mondiale a breve; il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante se gli uomini non si fossero convertiti; la minaccia comunista proveniente dalla Russia, debellabile solo mediante la Consacrazione della nazione stessa al Cuore Immacolato di Maria, per opera del Papa e di tutti i Vescovi riuniti. A conferma della promessa fatta ai tre pastorelli dalla Madonna riguardo a un evento prodigioso, il 13 ottobre 1917 molte migliaia di persone, credenti e non credenti, riferirono di aver assistito ad un fenomeno che fu chiamato "miracolo del sole". Molti dei presenti, anche a distanza di parecchi chilometri, raccontarono che mentre pioveva e spesse nubi ricoprivano il cielo, d'un tratto la pioggia cessò e le nuvole si diradarono: il sole, tornato visibile, avrebbe cominciato a roteare su sé stesso, divenendo multicolore e ingrandendosi, come se stesse precipitando sulla terra.

I due fratelli Francesco e Giacinta morirono pochi anni dopo, rispettivamente nel 1919 e nel 1920, a causa dell'epidemia di spagnola che in quegli anni fece molte vittime anche in Portogallo. Lucia invece divenne monaca carmelitana scalza, e mise per iscritto nelle sue Memorie gli eventi accaduti a Fatima, così come lei stessa li aveva visti.

Nel 1930 la Chiesa cattolica proclamò il carattere soprannaturale delle apparizioni e ne autorizzò il culto. A Fatima è stato edificato un santuario, visitato per la prima volta da papa Paolo VI il 13 maggio 1967, e in seguito anche da papa Giovanni Paolo II, pontefice molto legato agli avvenimenti del luogo, dove si recò più di una volta in pellegrinaggio.

Lucia dos Santos
Nata il 22 marzo del 1907 ad Aljustrel, nella diocesi di Fátima, sesta figlia di Antonio e Maria Rosa dos Santos, all'epoca delle apparizioni aveva dieci anni. Nonostante fosse la più grande dei tre pastorelli, non sapeva ancora né leggere né scrivere, poiché la sua occupazione giornaliera ordinaria era di condurre il gregge a pascolare. A seguito delle apparizioni, dopo aver studiato presso il Collegio di Vilar, a Porto, vestì l’abito religioso con il nome di Maria Lucia dell’Addolorata, a Tuy in Spagna. Fece la professione temporanea il 3 ottobre 1928 e il 3 ottobre 1934 quella perpetua. Il 25 marzo 1948 si trasferì a Coimbra, dove entrò nel Carmelo di Santa Teresa di Gesù con il nome di suor Maria Lucia del Cuore Immacolato. Morì il 13 febbraio 2005 a Coimbra, all'età di 98 anni, il suo corpo venne traslato vicino a quella della cugina Giacinta. Il 13 Febbraio 2008, giorno del terzo anniversario della morte di Suor Lucia, il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, rese pubblico il decreto del Vaticano per l'apertura immediata del processo di beatificazione.

Francisco Marto
Nato l’11 giugno 1908 ad Aljustrel, decimo figlio di Manuel Pedro Marto e Olimpia di Gesù, all'epoca delle apparizioni aveva nove anni. Viene descritto da Lucia nelle sue Memorie come un ragazzino silenzioso e solitario, spesso intento a suonare mentre le pecore andavano al pascolo. Ammalatosi durante la violenta epidemia di spagnola nel 1918 morì il 4 aprile dell'anno seguente, nella casa paterna, il giorno dopo la sua prima comunione, alle ore 22:00. I suoi resti mortali rimasero tumulati nel cimitero parrocchiale fino al 13 marzo 1952, quando furono trasportati nella basilica della Cova da Iria, nella cappella al lato destro dell’altare maggiore dove tuttora riposano. È stato beatificato con la sorella il 13 maggio 2000.

Jacinta Marto
Nata ad Aljustrel l’11 marzo 1910, undicesima figlia di Pietro Marto e Olimpia di Gesù, all'epoca delle apparizioni aveva sette anni. Era la più vivace dei tre, amava molto giocare e danzare mentre il fratello suonava presso i pascoli. Morì il 20 febbraio 1920 nell’ospedale D. Estefânia, a Lisbona, dopo una lunga e dolorosa malattia. Il 12 settembre 1935 la sua salma fu trasportata al cimitero di Fatima, vicino ai resti mortali del fratellino Francisco. Il 1 maggio 1951 i resti mortali di Giacinta, il cui viso fu trovato incorrotto, furono deposti, in forma molto semplice, nella tomba preparata nella basilica della Cova da Iria, nella cappella laterale, a sinistra dell’altare maggiore. È stata beatificata con il fratello il 13 maggio 2000.

Tratto da: Wikipedia

Viaggio Apostolico in Portogallo del Santo Padre Benedetto XVI : 11-14 maggio 2010


Viaggio Apostolico in Portogallo del
SANTO PADRE BENEDETTO XVI
nel 10° anniversario della beatificazione
di Giacinta e Francesco, pastorelli di Fátima
11-14 maggio 2010






----- 11 maggio 2010 -----

* Incontro di Benedetto XVI con i giornalisti durante il volo verso Lisbona (Volo Papale, 11 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

*
A
ccoglienza ufficiale all'Aeroporto Internazionale di Lisboa (11 maggio 2010)

* Santa Messa nel Terreiro do Paço di Lisboa - Omelia del Santo Padre (11 maggio 2010)

* Messaggio commemorativo del Santo Padre per il 50° anniversario della fondazione del Santuario del Cristo Rei in Almada (11 maggio 2010)

* Saluto ai giovani riuniti davanti alla Nunziatura Apostolica (Lisboa, 11 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

----- 12 maggio 2010 -----

* Incontro con il mondo della cultura nel Centro Culturale di Belém (Lisboa, 12 maggio 2010)

* Visita alla Cappellina delle Apparizioni: Preghiera del Santo Padre (Fátima, 12 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

* Celebrazione dei Vespri con sacerdoti, religiosi, seminaristi e diaconi nella Chiesa della SS.ma Trindade (Fátima, 12 maggio 2010)

* Atto di Affidamento e Consacrazione dei Sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e membri di alcuni movimenti ecclesiali nella Chiesa della SS.ma Trinità (Fátima, 12 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

* Recita del Santo Rosario nella Cappellina delle Apparizioni sulla Spianata del Santuario di Fátima (12 maggio 2010)

* Celebrazione della Santa Messa della Veglia nella Solennità della Beata Vergine di Fátima - Omelia del Cardinale Segretario di Stato (Sagrato del Santuario - Fátima, 12 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

----- 13 maggio 2010 -----

* Santa Messa sulla Spianata del Santuario di Fátima (13 maggio 2010)
* Incontro con le organizzazioni della Pastorale Sociale nella Chiesa della SS.ma Trindade (Fátima, 13 maggio 2010)

* Incontro con i Vescovi del Portogallo nel Salone delle Conferenze della Casa Nossa Senhora do Carmo (Fátima, 13 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

----- 14 maggio 2010 -----

* Santa Messa nel Grande Piazzale di Avenidas dos Aliados (Porto, 14 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

* Saluto ai fedeli riuniti nell'Avenida dos Aliados (Palazzo del Municipio di Porto, 16 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

* Cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale (Porto, 14 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

----- 16 maggio 2010 -----

* Le parole del Papa alla Recita del Regina Cæli (Piazza San Pietro, 16 maggio 2010)
[Francese, Italiano]

----- 19 maggio 2010 -----

* Udienza Generale, Viaggio Apostolico in Portogallo (Piazza San Pietro, 19 maggio 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]





Il Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi del Belgio - 8 maggio 2010

Archbishop of Mechelen-Brussels and Primate of Belgium Andre-Joseph Leonard

VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
DEI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BELGIO

[Italiano]

Alle ore 12 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI incontra gli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Belgio, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum", e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Chers Frères dans l’Épiscopat,

Je suis heureux de vous souhaiter très cordialement la bienvenue à l’occasion de votre visite ad Limina Apostolorum qui vous conduit en pèlerinage sur la tombe des Apôtres Pierre et Paul. Cette visite est un signe de la communion ecclésiale qui unit la Communauté catholique de Belgique au Saint-Siège. Elle est aussi une occasion heureuse de renforcer cette communion dans l’écoute réciproque, dans la prière commune et dans la charité du Christ surtout en ces temps où votre Eglise elle-même a été éprouvée par le péché. Je remercie vivement Monseigneur André-Joseph Léonard des paroles qu’il m’a adressées en votre nom et au nom de vos communautés diocésaines. Il m’est agréable d’avoir une pensée particulière pour le Cardinal Godfried Danneels qui, pendant plus de trente ans, a conduit l’archidiocèse de Malines-Bruxelles et votre Conférence épiscopale.

À la lecture de vos rapports sur l’état de vos diocèses respectifs, j’ai pu mesurer les transformations qui se poursuivent dans la société belge. Il s’agit de tendances communes à beaucoup de pays européens mais qui ont, chez vous, des caractéristiques propres. Certaines d’entre elles, déjà relevées lors de la précédente visite ad Limina, se sont accentuées. Je me réfère à la diminution du nombre de baptisés qui témoignent ouvertement de leur foi et de leur appartenance à l’Église, à l’élévation progressive de la moyenne d’âge du clergé, des religieux et religieuses, à l’insuffisance des personnes ordonnées ou consacrées engagées dans la pastorale active ou dans les domaines éducatif et social, au nombre restreint de candidats au sacerdoce et à la vie consacrée. La formation chrétienne, surtout celle des jeunes générations, les questions relatives au respect de la vie et à l’institution du mariage et de la famille constituent d’autres points sensibles. On peut encore mentionner les situations complexes et souvent préoccupantes liées à la crise économique, au chômage, à l’intégration sociale des immigrés, à une coexistence apaisée des diverses communautés linguistiques et culturelles de la Nation.


J’ai pu relever combien vous êtes conscients de telles situations et de l’importance d’insister sur une formation religieuse plus solide et plus profonde. J’ai pris connaissance de votre Lettre pastorale, La belle profession de la foi, inscrite dans le cycle Grandir dans la foi. Par cette Lettre, vous avez voulu inciter l’ensemble des fidèles à redécouvrir la beauté de la foi chrétienne. Grâce à la prière et à la réflexion en commun autour des vérités révélées exprimées par le Credo, on redécouvre que la foi ne consiste pas uniquement à accepter un ensemble de vérités et de valeurs, mais d’abord à se confier à Quelqu’un, à Dieu, à L’écouter, à L’aimer, et à Lui parler, enfin à s’engager à son service (cf. p.5).

Un événement significatif, pour aujourd’hui et pour demain, a été la canonisation du P. Damien De Veuster. Ce nouveau saint parle à la conscience des Belges. N’a-t-il pas été désigné comme le fils de la nation le plus illustre de tous les temps ? Sa grandeur, vécue dans le don total de lui-même à ses frères lépreux, au point d’être contaminé et d’en mourir, réside dans sa richesse intérieure, dans sa prière constante, dans son union au Christ qu’il voyait présent dans ses frères et à qui, comme lui, il se donnait sans réserve. En cette Année sacerdotale, il est bon de proposer son exemple sacerdotal et missionnaire, particulièrement aux prêtres et aux religieux. La diminution du nombre de prêtres ne doit pas être perçue comme un processus inévitable. Le Concile Vatican II a affirmé avec force que l’Eglise ne peut se passer du ministère des prêtres. Il est donc nécessaire et urgent de lui donner sa juste place et d’en reconnaître le caractère sacramentel irremplaçable. Il en résulte par conséquent la nécessité d’une ample et sérieuse pastorale des vocations, fondée sur l’exemplarité de la sainteté des prêtres, sur l’attention aux germes de vocation présents chez beaucoup de jeunes et sur la prière assidue et confiante, selon la recommandation de Jésus (cf. Mt 9, 37).

J’adresse un salut cordial et reconnaissant à tous les prêtres et aux personnes consacrées, souvent surchargés de travail et désireux du soutien et de l’amitié de leur Évêque et de leurs confrères, sans oublier les prêtres plus avancés en âge qui ont consacré toute leur vie au service de Dieu et de leurs frères. Je n’oublie pas non plus l’ensemble des missionnaires. Que tous - prêtres, religieux, religieuses et laïcs de Belgique - reçoivent mes encouragements et l’expression de ma gratitude et qu’ils n’oublient pas que c’est le Christ seul qui apaise toute tempête (cf. Mt 8, 25-26) et qui redonne force et courage (cf. Mt 11, 28-30 et Mt 14, 30-32) pour mener une vie sainte en pleine fidélité à leur ministère propre, à leur consécration à Dieu et au témoignage chrétien.

La Constitution Sacrosanctum concilium souligne que c’est dans la liturgie que se manifeste le mystère de l’Église, dans sa grandeur et sa simplicité (cf. n.2). Il est donc important que les prêtres prennent soin des célébrations liturgiques, en particulier de l’Eucharistie, pour qu’elles permettent une communion profonde avec le Dieu Vivant, Père, Fils et Saint-Esprit. Il est nécessaire que les célébrations se déroulent dans le respect de la tradition liturgique de l’Église, avec une participation active des fidèles, selon le rôle qui correspond à chacun d’eux, s’unissant au mystère pascal du Christ.

Dans vos rapports, vous vous montrez attentifs à la formation des laïcs, en vue d’une insertion toujours plus effective dans l’animation des réalités temporelles. C’est là un programme louable, qui naît de la vocation de tout baptisé configuré au Christ prêtre, prophète et roi. Il est bon de discerner toutes les possibilités qui émanent de la vocation commune des laïcs à la sainteté et à l’engagement apostolique, dans le respect de la distinction essentielle entre le sacerdoce ministériel et le sacerdoce commun des fidèles. Tous les membres de la Communauté catholique, mais d’une façon particulière les fidèles laïcs, sont appelés à témoigner ouvertement de leur foi et à être un ferment dans la société, en respectant une saine laïcité des institutions publiques et les autres confessions religieuses. Un tel témoignage ne peut être limité à la seule rencontre personnelle, mais doit aussi assumer les caractéristiques d’une proposition publique, respectueuse mais légitime, des valeurs inspirées par le message évangélique du Christ.

La brièveté de cette rencontre ne me permet pas de développer d’autres thèmes qui me sont chers et que vous avez aussi mentionnés dans vos rapports. Je terminerai donc en vous priant de bien vouloir transmettre à vos Communautés, aux prêtres, aux religieux, aux religieuses et à tous les catholiques de Belgique mes salutations affectueuses, les assurant de ma prière pour eux devant le Seigneur. Que la Vierge Marie, vénérée en de si nombreux sanctuaires de Belgique, vous assiste dans votre ministère et vous protège tous dans sa tendresse maternelle. À vous et à tous les catholiques du Royaume, j’accorde de grand cœur la Bénédiction apostolique.

[Texte original: Français]

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

Il Papato e il mondo


Riflessione del Superiore del distretto di Francia della FSSPX sull'odio del mondo verso la Chiesa e il Papa, di questo mondo che odia Dio.


Il Papato e il mondo

Fonte: www.laportelatine.org

Perché il mondo odia Benedetto XVI

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me» Giovanni XV, 18. Questo avvertimento che Nostro Signore rivolse ai suoi discepoli fu indubbiamente uno dei più gravi.

Egli li preveniva solennemente che non avrebbero dovuto aspettarsi niente dal secolo, che la loro speranza riposava solo in Lui. Infatti, non appena Dio ebbe inviato il suo Spirito Santo, il giorno di Pentecoste, coloro che ebbero lo zelo di annunciare Gesù Cristo furono oggetto della riprovazione del mondo. Furono cacciati fuori dalle sinagoghe, allontanati dalle piazze, poi condannati, decapitati o crocifissi. L’imperatore li calunniò, accusandoli dei peggiori misfatti, in particolare di aver bruciato Roma. Via via che la fede si diffondeva, «i figli della luce» venivano messi a morte, dati in pasto ai leoni o gettati tra le fiamme, mentre i «figli delle tenebre» urlavano, li beffeggiavano, schiamazzavano. Così si compiva la celebre massima di Tertulliano: «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». Sul sacrificio di coloro che preferivano morire piuttosto che rinnegare la verità rivelata si edificava la Chiesa. Sulle tombe dei primi Apostoli si ergeva la Cristianità.

Certo, quando i principi riconobbero il primato di Dio sulle società, quando i re seppero anch’essi inginocchiarsi davanti al loro Creatore, le persecuzioni cessarono e s’impose la tregua dei santi. Ma appena la rivolta umana si sollevava orgogliosamente di fronte al Signore, ecco che l’avvertimento divino veniva riconfermato: il mondo odierà insieme Dio e i suoi discepoli. Il nostro paese fu indubbiamente il laboratorio di questa funesta ribellione, e la Francia divenne la triste nazione che osò perseguitare il clero e imprigionare il Vicario di Cristo. Nel 1799, papa Pio VI morì a Valence, sul nostro territorio, allora amministrato dai rivoluzionari del Direttorio.

Questo mondo edifica sull’odio per Dio

Da allora, il mondo che ci circonda non ha cessato di rinnegare Dio. Ha preteso di rompere totalmente con la Chiesa; in tante occasioni ha fatto perire i preti, che morirono a migliaia sulle chiatte della Loira, nei bagni penali della Guyana o nei campi di lavoro ad Est; ha imposto una legislazione che ha fatto sparire sempre più la morale cristiana, tentando di ridurre la religione nella sfera del privato, fin nel più profondo delle coscienze. In tal modo, da duecento anni, le leggi anticristiane si sono moltiplicate, per spogliare la Chiesa, per oltraggiare la santa istituzione del matrimonio, per uccidere i bambini nascituri, per pervertire gli spiriti dei più innocenti. Di fronte all’inquietante avvenire che si delineava, Papa Pio IX ebbe la preveggenza di armare le anime, di prevenirle sul pericolo che si preparava: nel 1864, nel Sillabo, un indice di ottanta errori che si andavano diffondendo, egli condannò molto fermamente l’idea secondo la quale: «Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà.» Solo i liberi pensatori o liberali si lamentarono di una tale proscrizione, per continuare a voler adattare la Chiesa al mondo che la odia, a voler gemellare le due Gerusalemme, a fare coabitare Saul il persecutore con l’Apostolo Paolo.

Così, come non rimanere inorriditi quando gli stessi uomini di Chiesa, grazie al concilio Vaticano II, si avventurarono a voler adattare la Chiesa al mondo, e proprio a questo mondo, al punto di farne il loro primo obiettivo, abbandonando quello che era stato il proprio per duemila anni, e cioè la salvezza delle anime? Noi non possiamo che sottoscrivere la tragica constatazione espressa nel 1976 da Mons. Lefebvre, che in questa strana unione tra l’istituzione fondata da Cristo e quella in cui agisce il suo nemico, vedeva un «matrimonio adultero». Com’era infatti possibile mettere la Chiesa all’unisono con un mondo che si augurava di veder diminuire l’influenza cattolica, relativizzarsi la Fede e corrompere la morale, se non accordando certi suoi ministri con questi spaventosi disegni?

Per chi cantano le sirene del mondo?

Ora, nella misura in cui i papi moderni si impegnavano in queste nuove strade, rompendo con la Tradizione – dalle celebrazioni ecumeniche ai compromessi interreligiosi – questo mondo metteva un freno al suo odio e applaudiva. Ai media, suoi sinistri ambasciatori, non bastavano più le parole per celebrare dei papi che trovavano solidali, aperti al mondo, in sintonia col loro tempo, secondo i loro criteri inquietanti. E non esaurivano gli elogi per celebrare, con la riunione interreligiosa di Assisi, l’istituzione di una religione universale in cui la verità era stata rimpiazzata dalla solidarietà. Davano una pubblicità senza eguali alle Giornate Mondiali della Gioventù, per sostenere un’atmosfera da «bravi ragazzi», mentre la liturgia si degradava secondo le voglie delle derive locali. E al momento della morte di Giovanni Paolo II i media non si sbagliarono: salutando in lui il Papa di Assisi, il Papa del muro del pianto, il Papa dell’ONU; e condannarono invece il Papa della morale cattolica che aveva respinto in blocco pornografi ed abortisti.

Il papa Benedetto XVI, dunque, successe ad un papa immensamente popolare e di cui era stato il principale collaboratore. Egli non si è liberato dell’eredità del Vaticano II e dei suoi predecessori. Lo ha detto testualmente: vuole esserne il continuatore. E quando si è raccolto in preghiera nella moschea di Istanbul, quando ha pregato nella grande sinagoga di Roma o quando, recentemente, lo scorso 14 marzo, ha partecipato attivamente al culto luterano nel tempio di via Sicilia, non abbiamo potuto non indignarci constatando ancora la rottura totale di tali pratiche confusionarie con la prudente attitudine cattolica osservata dai papi fino al Concilio. Ora, questi sono giustamente i segni che permettono ai media di avere qualche considerazione per Joseph Ratzinger. Per questi gesti egli è stato, fino a poco tempo fa, lodato, giudicato intelligente e pacifico, mentre invece oggi si è chiaramente organizzata una caccia contro di lui.

Il mondo a viso aperto

Noi non assistiamo impassibili a questa caccia. Che cricca infame! Ma chi sono questi personaggi della casta mediatica per ergersi di fronte al Papa come campioni di virtù? Chi sono per accusare la Chiesa cattolica di tutti i vizi e di tutti i crimini? Sorgono spontanee sulle nostre labbra le espressioni usate da Nostro Signore per indicare la classe politico-religiosa pervertita da cui fu giudicato e condannato. Sono gli stessi sepolcri imbiancati, gli stessi farisei, quelli che odiano Cristo e chi si rifà a Lui. Quelli che consegnano le società alla dissolutezza e poi vengono a fare la morale ad un vegliardo la cui vita privata non offre alcun appiglio alla loro sete di scandalo.

Purtroppo, sappiamo bene che ci sono state delle cadute di certi preti, e della cadute fin troppo numerose. E indubbiamente ce ne sono sempre state, ma riteniamo che il loro numero sia aumentato per la tormenta che si è abbattuta sulla Chiesa e che ha disorientato i preti, i quali hanno dovuto portare il peso del loro celibato senza ricevere in compenso le grazie che permettessero loro di attingere le forze dal rinnovamento del Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Proviamo una compassione senza limiti per i ragazzi che sono stati le loro vittime innocenti e dobbiamo fare di tutto per espiare questi scandali, che si rivelano infinitamente più gravi allorché sono commessi da persone consacrate a Dio.

Ma respingiamo questa menzogna blasfema che vorrebbe far credere che i preti, anche in ragione del loro essere consacrati, sarebbero una popolazione «a rischio». Poco importano le nostre persone e l’aggressività che queste campagne mediatiche sviluppano contro l’abito ecclesiastico. Non è del nostro onore che si tratta, ma di quello di Nostro Signore Gesù Cristo. Costoro vorrebbero che tutti finissero con l’abbandonare questa religione i cui obblighi angelici, ritenuti stupidi e insostenibili, farebbero, secondo loro, arretrare i seguaci al di sotto delle bestie. Non ci facciamo impressionare da questa infernale disinformazione! Espiamo per i peccati che sono stati commessi, ma di fronte al richiamo di queste mancanze sentiamo solo il desiderio di pregare per la santificazione dei preti o quello di diventare dei santi preti e dei preti santi.

La via crucis di Papa Benedetto XVI

Dopo aver cercato, non troviamo altro paragone per questo braccheggio e questo “dagli addosso” rivolti contro una persona anziana, che quello della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il mondo intero sembra coalizzarsi contro di lui e insultarlo, sottoscrivere la sua morte mediatica e scatenargli contro i peggiori furori che nessuno sa esattamente dove potrebbero portare. Ci piacerebbe trovare un riferimento diverso da quello della Passione di Cristo, che non è del tutto appropriato visto il gioire del mondo mediatico di fronte ai gesti interreligiosi o ai discorsi papali che giustificano la morte dello Stato cattolico, che non hanno niente a che vedere con la persona di Nostro Signore. Ma purtroppo, che altro scegliere?

Se assistiamo col cuore spezzato a questa caccia all’uomo, mai subita da alcuno dei predecessori di Benedetto XVI, ci interroghiamo pure sulle ragioni di giudizi tanto duri. E le troviamo nei processi orditi dagli stessi adulatori di questo mondo: quando si tratta di riassumere in maniera ossessiva i cinque anni di questo pontificato, i media citano subito le misure di restaurazione, dalla liberalizzazione della Messa tradizionale alla remissione delle «censure» ufficiali contro i vescovi della Fraternità San Pio X, due misure che ai loro occhi avrebbero favorito i difensori di una fede e di una morale senza compromessi. In modo più specifico, costoro rimproverano al Sommo Pontefice la condanna ormai decisa e ripetuta dell’aborto, dell’eutanasia, dell’unione omosessuale: pietosi vessilli divenuti appannaggio di tutti quelli che vogliono costruire una società senza Dio.

Certo, pur senza molte illusioni circa le difficoltà che l’attendevano cinque anni fa, quando fu eletto papa, probabilmente Benedetto XVI non immaginava che il suo pontificato sarebbe stato una tale via crucis. Senza godere della stessa aura del suo predecessore, egli avrebbe potuto vivere per alcuni anni sui benefici del suo prestigio. Se avesse voluto, non gli sarebbe stato difficile trovare delle ulteriori concessioni da fare alla modernità e ai grandi di questo mondo, così da non correre il rischio di diventarne la vittima. Invece quest’uomo certamente non è mosso dalla voglia di compiacere i suoi simili. Anche se non ha chiesto di diventare papa, una volta eletto ha inteso fare il suo dovere, a qualunque costo.

Sfortunatamente egli ha ricevuto la formazione di tutti i preti della sua generazione, in un periodo particolarmente agitato. E in verità è davvero spiacevole che un uomo simile si sia abbeverato a delle fonti filosofiche e teologiche avvelenate – quelle di Karl Rahner o di Hans Urs von Balthasar – che alla fine sono diventate le basi del suo pensiero. Non si può quindi che rimanere sconcertati da questo papa che un giorno affronta mirabilmente le burrasche di un mondo pieno d’astio per la Chiesa, e un altro si fa applaudire dalla stessa intellighenzia per i suoi gesti lusinghieri verso i disegni di un mondo in cerca di una solidarietà senza Dio; tuttavia, prove e sventure sono talvolta i migliori amici che ci permettono di riportarci alla luce della verità, così non dobbiamo disperare per il suo avanzamento spirituale.

Il nostro dovere in questa passione

Da questa crisi nella crisi deve derivare un più grande bene. Mai, a memoria d’uomo, il Vicario di Cristo è stato così maltrattato e ridicolizzato in vita e questo perché si è limitato a difendere la morale cattolica. Bisogna risalire a Pio XII, ultimo papa prima del Concilio, per ritrovare un tale accanimento contro un Sommo Pontefice e ciò che rappresenta. Il vecchio sogno dell’aggiornamento, dell’adattamento ad un mondo che bisognerebbe ammansire mentre ci odia, crolla in maniera manifesta. Dobbiamo raddoppiare le preghiere perché le autorità della Chiesa riconoscano con perspicacia che i tripudii episodici di un mondo che ha in odio Dio, manifestati quando queste stesse autorità sembrano compiacerlo, sono una inquietante anomalia e sono contrari alla natura della Chiesa.

Lungi dal lasciarci assalire da una qualche disperazione o, al contrario, da un acquietamento cosparso di buoni sentimenti, bisogna considerare che la nostra santificazione esige che non dobbiamo ritirare niente di questa battaglia della Fraternità San Pio X, iniziata dal suo fondatore. Non dobbiamo trascurare la forza dell’esempio. Indubbiamente questa Fraternità è solo uno strumento, ma, al di là della differenza di vedute, vi è un fatto: da quarant’anni, mentre l’opera di Mons. Lefebvre denunciava l’allontanamento dei papi dalla Tradizione, per i loro atti o i loro insegnamenti, il mondo li applaudiva. Di contro, quando il Papa veniva schernito e ridicolizzato, si appurava che la Fraternità difendeva quella stessa verità che, in definitiva, non era altro che il patrimonio della Chiesa trasmesso e insegnato.

Oggi, siamo ancora banditi dalla Chiesa, ma il Papa stesso si trova come misteriosamente trasportato nel posto del nostro esilio. Certo, si tratta ancora solo dell’esilio ufficiale sancito dalle società civili senza Dio, ma nessuno sa cosa accadrà in avvenire. È risaputo che quando la tempesta si fa più violenta gli stessi amici diventano più rari. Come per Cristo a ridosso della Passione, il vuoto intorno ad un papa può diventare impressionante, poiché ben presto accanto a lui si potranno ricevere solo delle batoste.

Noi chiediamo per noi stessi la grazia di non abbandonare, nell’infortunio, colui il cui nome può essere già iscritto nell’elenco dei pontefici perseguitati. Per lui chiediamo che, se deve continuare a fare l’amara esperienza della prova dell’abbandono, sappia riconoscere che questi esiliati dalla Chiesa sono proprio i suoi amici e i suoi figli più fedeli.

Che la Santissima Vergine Maria ci custodisca tutti nel suo Cuore Addolorato e Immacolato!

Don Régis de Cacqueray, Superiore del Distretto di Francia - FSSPX
Suresnes, il 5 maggio 2010 nella festa di san Pio V

venerdì 7 maggio 2010

Lettera agli amici e benefattori n°76 +Bernard Fellay FSSPX

Cari amici e benefattori,

La situazione della Chiesa somiglia sempre più ad un mare agitato in ogni senso. Vi si possono vedere delle onde, che sempre più sembrano voler rovesciare la barca di Pietro, per trascinarla in abissi senza fine. Dal Vaticano II in poi, un’onda sembra voler portare tutto verso il fondo, lasciando solo un ammasso di rovine, un deserto spirituale che i Papi stessi hanno chiamato un’apostasia. Noi non vogliamo descrivere di nuovo questa dura realtà, l’abbiamo già fatto spesso e voi tutti potete constatarla. Ci sembra tuttavia utile commentare un po’ gli avvenimenti di questi ultimi mesi: voglio parlare di questi attacchi, sorprendenti per la loro violenza e particolarmente ben orchestrati, che sono portati contro la Chiesa e il Sommo Pontefice. Perché tale violenza?

Per riprendere la nostra immagine, si direbbe che da qualche tempo, più o meno dopo l’ascesa al Pontificato di Benedetto XVI, sia apparsa una nuova onda, più modesta della prima, ma sufficientemente costante perché si possa comunque notarla. Contro ogni attesa, essa sembra dirigersi nel senso opposto della prima. Gli indizi sono sufficientemente vari e numerosi per affermare che questo nuovo movimento di riforma o restaurazione è reale. Lo si constata specialmente nelle giovani generazioni, manifestamente frustrate dalla poca efficacia spirituale delle riforme del Vaticano II. Se si considerano gli amari e duri rimproveri che i progressisti rivolgono a Benedetto XVI, è chiaro che questi percepiscono nella persona dell’attuale Papa una delle cause più vigorose di questo inizio di rinnovamento. E di fatto, anche se noi troviamo le iniziative del Papa piuttosto timide, queste contrariano profondamente il mondo rivoluzionario e sinistrorso, sia all’interno sia all’esterno della Chiesa, e a vari livelli.

Questo fastidio del mondo e dei progressisti si fa anzitutto sentire nelle questioni che toccano la morale. In particolare, la sinistra e i liberali sono stati infastiditi dalle dichiarazioni (peraltro molto ponderate) del Papa in Africa sull’uso dei preservativi nella questione dell’AIDS in Africa. Riguardo alla vita della Chiesa, la riabilitazione della Messa di sempre nei suoi diritti nel 2007, e l’annullamento due anni dopo della pena infamante che voleva squalificarci, hanno provocato il furore dei liberali e dei progressisti di ogni specie. In più, la felice iniziativa di un anno sacerdotale che rimette in onore il prete, ricordando la sua importanza capitale e così necessaria per la salvezza delle anime, e proponendo come modello il Santo Curato d’Ars, non è solamente un invito fatto al popolo cristiano a pregare per i sacerdoti, ma anche un appello a ricorrere al sacramento della Penitenza, completamente caduto nell’oblio in larghe fasce della Chiesa, come anche a prendersi cura del culto eucaristico, considerando soprattutto l’importanza dell’adorazione di Nostro Signore nell’Ostia Santa, chiara indicazione della presenza reale e sostanziale di Nostro Signore Gesù Cristo.

Ugualmente, la nomina di Vescovi decisamente più conservatori, tra i quali un certo numero che già celebrava la Messa tridentina in precedenza. Si potrebbe anche citare come esempio di questa piccola onda contraria la Lettera ai cattolici d’Irlanda che invita alla penitenza, alla confessione, agli esercizi spirituali, chiedendo anche l’adorazione di Gesù Eucaristia. Anche se con ragione si valuterà, nei nostri ambienti, che questi sforzi sono ancora insufficienti per arrestare la decadenza e la crisi della Chiesa, soprattutto vedendo un certo numero di atti che si collocano nella triste linea del suo Predecessore, come le visite alla sinagoga e al tempio protestante, tuttavia negli ambienti modernisti l’ora della chiamata alle armi è suonata! L’onda grande se la prende con la piccola con sorprendente violenza. Non c’è da stupirsi se lo scontro di queste due onde, molto disuguali, causa molti sommovimenti e tumulti, e provoca una situazione assai confusa per cui è molto difficile distinguere e predire quale delle due avrà il sopravvento. Ad ogni modo questo è nuovo e merita di essere riconosciuto. Non si tratta di cadere in un entusiasmo sconsiderato che voglia farci credere che la crisi è terminata. Anzi, le forze che invecchiano e che vedono rimessi in questione di punti che credevano definitivamente acquisiti, stanno certamente per dare battaglia in modo vigoroso per cercare di salvare questo sogno di modernità che comincia a sprofondare. Resta molto importante conservare uno sguardo del tutto realista su ciò che avviene. Se ci rallegriamo di tutto ciò che si fa di buono nella Chiesa e nel mondo, restiamo tuttavia senza illusioni sulla gravità della situazione attuale.

Cosa dobbiamo prevedere per gli anni a venire? La pace della Chiesa, o la guerra? Il trionfo del bene e il suo tanto sperato ritorno, o una nuova tormenta? La piccola onda riuscirà a crescere abbastanza per riuscire un giorno ad imporsi? La certezza del compiersi della promessa della Madonna a Fatima – “alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà” – non risolve necessariamente e direttamente la nostra questione, perché non è affatto escluso che sia necessario prima passare attraverso una tribolazione anche più grande, per arrivare al trionfo tanto atteso...

Questa formidabile posta in gioco si ritrova anche nella nostra Crociata del Rosario: non vorremmo per nulla togliere qualcosa alla gioia dell’annuncio del risultato straordinario della nostra Crociata. Vi chiedevamo con audacia, un anno fa, dodici milioni di corone per circondare di un magnifico serto di lodi come di altrettante stelle la nostra buona Madre del Cielo, la Madre di Dio, questa Madre che si presenta davanti ai nemici di Dio “terribile come un esercito schierato in battaglia” (Cant. 6, 3). Avete risposto con tale generosità che possiamo ora presentare a Roma un bouquet di più di 19 milioni di corone del Rosario, senza contare tutti quelli che si sono uniti a noi senza essere direttamente nostri fedeli.

Non è certo un caso se Pio XII, proclamando il dogma dell’Assunzione, ha voluto cambiare l’Introito della festa del 15 agosto con il passaggio dell’Apocalisse che saluta il grande segno apparso nel cielo. Questo versetto dell’Apocalisse apre la descrizione di una delle guerre più terribili che siano raccontate nel Libro Santo: il grande drago, che con la sua coda trascina un terzo delle stelle, viene a dar battaglia alla grande Signora (cf. Apoc. 12). Tutto questo passaggio è destinato ai nostri tempi? Si può facilmente crederlo, pur evitando di fare applicazioni troppo letterali o univoche di queste misteriose e profetiche descrizioni. Non abbiamo nessun dubbio che tutte le nostre preghiere abbiano la loro importanza, anzi una grandissima importanza, nel momento storico in cui ci troviamo. Tuttavia noi pensiamo anche di dovervi avvertire e incoraggiare in queste circostanze della storia della Chiesa.

La vostra generosità dimostra, senza il minimo dubbio possibile, il vostro attaccamento e il vostro amore concreto alla nostra Madre la Chiesa cattolica romana, al Successore di San Pietro, alla gerarchia, anche se abbiamo molto a soffrire da questa. Dio è più forte del male e il bene vincerà, ma forse non con tutta la pompa che vorremmo.

Occorre ora convincere le autorità a compiere la famosa consacrazione della Russia che dicono di avere già fatta; occorre ricordare l’attualità di quanto la Madonna diceva a Fatima, mentre nell’anno 2000 hanno voluto girare una pagina per non tornarci più. Le difficoltà e gli ostacoli sembrano moltiplicarsi perché ciò che chiediamo assolutamente non si realizzi. Poco importa, non confidiamo molto più in Dio che negli uomini, così come noi ci aspettiamo da atti tanto semplici quanto la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria dei risultati sorprendenti per la Chiesa e per il mondo, dei risultati che sorpassano tutto quanto possiamo immaginare. Follia agli occhi degli uomini, ma riflesso di quanto san Paolo già predicava ai suoi tempi: ciò che è saggio agli occhi degli uomini è follia per Dio, mentre la sapienza di Dio è considerata dai saggi di questo mondo come una follia insensata (1Co. 1, 20).

Mentre noi porteremo a conoscenza del Santo Padre i vostri notevoli sforzi insieme alla ragione di queste preghiere nella speranza di contribuire così, a nostro modo, al bene della Chiesa, vi chiediamo di continuare questi medesimi sforzi. Seguendo l’invito di Nostro Signore nella sua toccante esortazione alla preghiera “Chiedete e riceverete”, insistendo e anche molto (Mt. 7, 7-11). La grandezza di ciò che chiediamo, senza dubitare di essere esauditi, reclama un’insistenza e una perseveranza proporzionate.

Ricordiamo che l’essenziale del messaggio di Fatima non si trova solamente nella consacrazione della Russia, ma piuttosto nella devozione al Cuore Immacolato di Maria. Che tutte queste preghiere e sacrifici facciano crescere e approfondire in noi tutti questa devozione al Cuore della Madre di Dio. Da lì Dio vuole essere toccato.

Che in questo inizio del mese di maggio, il mese di Maria, possiamo ritrovarci tutti ancor più sotto la sua materna protezione, è il nostro augurio più caro. Ringraziandovi della vostra grandissima generosità, chiediamo alla Madonna di benedirvi con il Bambino Gesù.

+Bernard Fellay

1° maggio 2010, festa di san Giuseppe Artigiano

Fonte: DICI

VI DOMENICA DI PASQUA - DOMINÌCA QUINTA POST PASCHA 9 Maggio 2010



MISSALE ROMANUM
Domenica, 9 Maggio 2010



VANGELO
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 14, 23-29

In quel tempo, Gesù disse [ ai suoi discepoli ]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.  Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.  Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».


EVANGÉLIUM
Sequéntia S. Evangélii secundum Ioánnem, 16, 23-30

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Amen, amen, dico vobis: Si quid petiéritis Patrem in nómine meo, dabit vobis. Usque modo non petístis quidquam in nómine meo: Pétite, et accipiétis, ut gáudium vestrum sit plenum. Haec in provérbiis locútus sum vobis. Venit hora, cum iam non in provérbiis lóquar vobis, sed palam de Patre annuntiábo vobis. In illo die in nómine meo petétis: et non dico vobis, quia ego rogábo Patrem de vobis: ipse enim Pater amat vos, quia vos me amástis, et credidístis, quia ego a Deo exívi. Exívi a Patre, et veni in mundum: íterum relínquo mundum, et vado ad Patrem. Dícunt ei discípuli eius: Ecce nunc palam lóqueris, et provérbium nullum dicis. Nunc scimus, quia scis ómnia, et non opus est tibi ut quis te intérroget: in hoc crédimus, quia a Deo exísti.

In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli: In verità, in verità vi dico: qualunque cosa domanderete al Padre nel mio nome, ve la concederà. Fino adesso non avete chiesto nulla nel mio nome: chiedete, e otterrete, affinché il vostro gaudio sia completo. Vi ho detto queste cose per mezzo di parabole. Ma viene il tempo che non vi parlerò più per mezzo di parabole, ma vi parlerò apertamente del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome, e non vi dico che io pregherò il Padre per voi: poiché lo stesso Padre vi ama perché avete amato me e avete creduto che sono uscito da Dio. Uscii dal Padre e venni nel mondo: ed ora lascio il mondo e torno al Padre. Gli dicono i suoi discepoli: Ecco che ora parli chiaramente e senza parabole. Adesso conosciamo che tu sai tutto, e non hai bisogno che alcuno ti interroghi: per questo crediamo che tu sei venuto da Dio.