mercoledì 11 maggio 2011

CATECHESI DEL SANTO PADRE ALL'UDIENZA GENERALE - 11 maggio 2011



[...] L’homo religiosus non emerge solo dai mondi antichi, egli attraversa tutta la storia dell’umanità. A questo proposito, il ricco terreno dell’esperienza umana ha visto sorgere svariate forme di religiosità, nel tentativo di rispondere al desiderio di pienezza e di felicità, al bisogno di salvezza, alla ricerca di senso. L’uomo “digitale” come quello delle caverne, cerca nell’esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena. Del resto, la vita senza un orizzonte trascendente non avrebbe un senso compiuto e la felicità, alla quale tendiamo tutti, è proiettata spontaneamente verso il futuro, in un domani ancora da compiersi.


BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 11 maggio 2011



Cari fratelli e sorelle,

oggi vorrei continuare a riflettere su come la preghiera e il senso religioso facciano parte dell’uomo lungo tutta la sua storia.

Noi viviamo in un’epoca in cui sono evidenti i segni del secolarismo. Dio sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti. Vediamo, però, allo stesso tempo, molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell’importanza di Dio per la vita dell’uomo, un’esigenza di spiritualità, di superare una visione puramente orizzontale, materiale della vita umana. Guardando alla storia recente, è fallita la previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede, una ragione che avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e avrebbe dissolto il “mondo del sacro”, restituendo all’uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua autonomia da Dio. L’esperienza del secolo scorso, con le due tragiche Guerre mondiali ha messo in crisi quel progresso che la ragione autonoma, l’uomo senza Dio sembrava poter garantire.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “Mediante la creazione Dio chiama ogni essere dal nulla all’esistenza. … Anche dopo aver perduto la somiglianza con Dio a causa del peccato, l’uomo rimane ad immagine del suo Creatore. Egli conserva il desiderio di colui che lo chiama all’esistenza. Tutte le religioni testimoniano questa essenziale ricerca da parte degli uomini” (n. 2566). Potremmo dire - come ho mostrato nella scorsa catechesi - che non c’è stata alcuna grande civiltà, dai tempi più lontani fino ai nostri giorni, che non sia stata religiosa.

L’uomo è per sua natura religioso, è homo religiosus come è homo sapiens e homo faber: “il desiderio di Dio – afferma ancora il Catechismo – è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio” (n. 27). L’immagine del Creatore è impressa nel suo essere ed egli sente il bisogno di trovare una luce per dare risposta alle domande che riguardano il senso profondo della realtà; risposta che egli non può trovare in se stesso, nel progresso, nella scienza empirica. L’homo religiosus non emerge solo dai mondi antichi, egli attraversa tutta la storia dell’umanità. A questo proposito, il ricco terreno dell’esperienza umana ha visto sorgere svariate forme di religiosità, nel tentativo di rispondere al desiderio di pienezza e di felicità, al bisogno di salvezza, alla ricerca di senso. L’uomo “digitale” come quello delle caverne, cerca nell’esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena. Del resto, la vita senza un orizzonte trascendente non avrebbe un senso compiuto e la felicità, alla quale tendiamo tutti, è proiettata spontaneamente verso il futuro, in un domani ancora da compiersi. Il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione Nostra aetate, lo ha sottolineato sinteticamente: “Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura dell'uomo [- chi sono io? -], il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo” (n. 1). L’uomo sa che non può rispondere da solo al proprio bisogno fondamentale di capire. Per quanto si sia illuso e si illuda tuttora di essere autosufficiente, egli fa l’esperienza di non bastare a se stesso. Ha bisogno di aprirsi ad altro, a qualcosa o a qualcuno, che possa donargli ciò che gli manca, deve uscire da se stesso verso Colui che sia in grado di colmare l’ampiezza e la profondità del suo desiderio.


L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Questa attrazione verso Dio, che Dio stesso ha posto nell’uomo, è l’anima della preghiera, che si riveste poi di tante forme e modalità secondo la storia, il tempo, il momento, la grazia e persino il peccato di ciascun orante. La storia dell’uomo ha conosciuto, in effetti, svariate forme di preghiera, perché egli ha sviluppato diverse modalità d’apertura verso l’Altro e verso l’Oltre, tanto che possiamo riconoscere la preghiera come un’esperienza presente in ogni religione e cultura.

Infatti, cari fratelli e sorelle, come abbiamo visto mercoledì scorso, la preghiera non è legata ad un particolare contesto, ma si trova inscritta nel cuore di ogni persona e di ogni civiltà. Naturalmente, quando parliamo della preghiera come esperienza dell’uomo in quanto tale, dell’homo orans, è necessario tenere presente che essa è un atteggiamento interiore, prima che una serie di pratiche e formule, un modo di essere di fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il pronunciare parole. La preghiera ha il suo centro e affonda le sue radici nel più profondo della persona; perciò non è facilmente decifrabile e, per lo stesso motivo, può essere soggetta a fraintendimenti e a mistificazioni. Anche in questo senso possiamo intendere l’espressione: pregare è difficile. Infatti, la preghiera è il luogo per eccellenza della gratuità, della tensione verso l’Invisibile, l’Inatteso e l’Ineffabile. Perciò, l’esperienza della preghiera è per tutti una sfida, una “grazia” da invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo.

Nella preghiera, in ogni epoca della storia, l’uomo considera se stesso e la sua situazione di fronte a Dio, a partire da Dio e in ordine a Dio, e sperimenta di essere creatura bisognosa di aiuto, incapace di procurarsi da sé il compimento della propria esistenza e della propria speranza. Il filosofo Ludwig Wittgenstein ricordava che “pregare significa sentire che il senso del mondo è fuori del mondo”. Nella dinamica di questo rapporto con chi dà senso all’esistenza, con Dio, la preghiera ha una delle sue tipiche espressioni nel gesto di mettersi in ginocchio. E’ un gesto che porta in sé una radicale ambivalenza: infatti, posso essere costretto a mettermi in ginocchio – condizione di indigenza e di schiavitù -, ma posso anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando il mio limite e, dunque, il mio avere bisogno di un Altro. A lui dichiaro di essere debole, bisognoso, “peccatore”. Nell’esperienza della preghiera la creatura umana esprime tutta la consapevolezza di sé, tutto ciò che riesce a cogliere della propria esistenza e, contemporaneamente, rivolge tutta se stessa verso l’Essere di fronte al quale sta, orienta la propria anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei desideri più profondi e l’aiuto per superare l’indigenza della propria vita. In questo guardare ad un Altro, in questo dirigersi “oltre” sta l’essenza della preghiera, come esperienza di una realtà che supera il sensibile e il contingente.

Tuttavia solo nel Dio che si rivela trova pieno compimento il cercare dell’uomo. La preghiera che è apertura ed elevazione del cuore a Dio, diviene così rapporto personale con Lui. E anche se l’uomo dimentica il suo Creatore, il Dio vivo e vero non cessa di chiamare per primo l’uomo al misterioso incontro della preghiera. Come afferma il Catechismo: “Questo passo d’amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell’uomo è sempre una risposta. A mano a mano che Dio si rivela e rivela l’uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello reciproco, un evento di alleanza. Attraverso parole e atti, questo evento impegna il cuore. Si svela lungo tutta la storia della salvezza” (n. 2567).

Cari fratelli e sorelle, impariamo a sostare maggiormente davanti a Dio, a Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, impariamo a riconoscere nel silenzio, nell’intimo di noi stessi, la sua voce che ci chiama e ci riconduce alla profondità della nostra esistenza, alla fonte della vita, alla sorgente della salvezza, per farci andare oltre il limite della nostra vita e aprirci alla misura di Dio, al rapporto con Lui, che è Infinito Amore. Grazie.



Saluti:

Je salue les pèlerins de langue française et les membres du Comité Directeur de la Fédération Internationale des Corps et Associations Consulaires ! Je vous exhorte tous à prier. Invitez également à prier vos enfants, vos parents et vos amis. Vous apprendrez à reconnaître dans le silence de votre cœur, la voix du Dieu d’amour révélé en Jésus-Christ. Avec ma bénédiction !

I offer a warm greeting to the Missionary Benedictine Sisters of Tutzing visiting Rome for a programme of spiritual renewal. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, especially those from England, Australia, India, Indonesia, Japan, Canada and the United States, I invoke an abundance of joy and peace in the Risen Christ!

Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Lernen wir wieder neu, vor Gott still zu werden und innezuhalten. Gerade in der Stille hören wir seine Stimme, die uns zur Quelle des Lebens ruft, um uns über alle Begrenzung hinauszuführen und auf die Größe Gottes hin zu öffnen, zur Gemeinschaft mit ihm, der die unendliche Liebe ist, nach der wir alle verlangen. Gott segne und begleite Euch alle!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los jóvenes de Guatapé, Colombia, así como a los grupos provenientes de España, México, Panamá, Argentina y otros países latinoamericanos. Os invito a que entrando en el silencio de vuestro interior aprendáis a reconocer la voz que os llama y os conduce a lo más intimo de vuestro ser, para abriros a Dios, que es Amor Infinito. Muchas gracias.

Amados peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos saúdo com grande afeto e alegria, particularmente aos fiéis brasileiros vindos das paróquias em Goiânia e Teresópolis, e aos grupos da Família Franciscana e de Schoenstatt. Aprendei a reconhecer no vosso íntimo a voz de Deus que, na oração, chama à profundidade da vossa existência, à fonte da vida e da salvação. Que Ele vos abençoe a vós e as vossas famílias!

Saluto in lingua polacca:

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Moi drodzy, nasze życie wiary kształtuje się na modlitwie, gdy stajemy przed Bogiem, który objawił się w Jezusie Chrystusie, w milczeniu uczymy się wsłuchiwać w Jego głos, odkrywamy głębię Jego nieskończonej miłości, która nadaje sens naszemu istnieniu. Niech modlitwa wypełnia naszą codzienność. Niech Bóg wam błogosławi.

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai polacchi. Carissimi, la nostra vita di fede si modella nella preghiera, quando sostiamo davanti a Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, nel silenzio impariamo di ascoltare la sua voce, scopriamo le profondità del suo infinito amore che dà senso alla nostra esistenza. La preghiera riempia la nostra quotidianità. Dio vi benedica!

Saluto in lingua ceca:

Srdečně zdravím poutníky z České republiky. V tomto velikonočním období rozjímáme o tajemství Vzkříšeného Krista. Ten, který nás znovu zrodil k novému životu, ať vás naplní veškerou milostí a nebeskou útěchou. Ze srdce vám žehnám! Chvála Kristu.

Traduzione italiana:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Repubblica ceca. In questo tempo pasquale contempliamo il mistero di Cristo Risorto. Egli, che ci ha rigenerati a vita nuova, vi ricolmi di ogni grazia e consolazione celeste. Vi benedico di cuore! Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua croata:

S uskrsnom radošću od srca pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito članove Zajednice Krvi Kristove.
Želja je Uskrslog Gospodina da budemo misionari i svjedočimo Njegovu ljubav svakom stvorenju. Ne bojte se odgovoriti ovom pozivu. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Nel clima della gioia pasquale di cuore saluto e benedico tutti i pellegrini Croati e in modo particolare i membri dell’Unione del Sangue di Cristo. Il desiderio del Signore Risorto è di essere missionari e testimoniare il Suo amore ad ogni creatura. Non abbiate paura di rispondere a questa chiamata. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua lituana:

Su džiaugsmu sveikinu maldininkus iš Lietuvos! Brangūs bičiuliai, šį Marijai skirtą gegužės mėnesį, pavedu jus Bažnyčios Motinos globai. Ji tepadeda jums siekti teisingumo ir taikos. To linkėdamas, laiminu jus ir jūsų šeimas. Garbė Jėzui Kristui!

Traduzione italiana:

Con gioia saluto i pellegrini dalla Lituania! Cari amici, in questo mese mariano di maggio voglio affidarvi alla Madonna – Madre della Chiesa. Ella vi accompagni nella ricerca della giustizia e della pace. Con questo auspicio benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z Detvy, Starej Ľubovne, Liptova, ako aj z Košíc: z Gymnázia svätej Edity Steinovej a z Gymnázia svätých Košických mučeníkov.
Bratia a sestry, milí mladí, vaša návšteva Ríma - sídla Petrovho nástupcu - nech vo vás posilní povedomie, že aj vy patríte do Kristovej Cirkvi. S týmto želaním vás zo srdca žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Con affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti da Detva, Stará Ľubovňa, Liptov come pure a quelli da Košice: dal Ginnasio S. Edith Stein e dal Ginnasio SS. Martiri di Košice.
Fratelli e sorelle, cari giovani, la vostra visita a Roma - sede del Successore di Pietro - rafforzi in voi la coscienza della vostra appartenenza alla Chiesa di Cristo. Con questo auspicio di cuore vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ucraina:

Щиро вітаю вірних з України. У цей Марійський місяць вручаю вас опіці Пречистої Діви, Мaтері Церкви. Нехай Вона перебуває з вами у цьому вашому паломництві. Від щирого серця уділяю всім вам та вашим родинам Апостольське благословення. Слава Ісусу Христу!

Traduzione italiana:

Con affetto saluto i fedeli ucraini. In questo mese mariano vi affido alla Madonna, Madre della chiesa. Ella vi accompagni in questo vostro pellegrinaggio. Di cuore imparto a tutti voi e alle vostre famiglie la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Isten hozta a magyar zarándokokat! Első helyen köszöntöm az egri főegyházmegye papjait, akik főpásztoruk, Ternyák Érsek Úr vezetésével érkeztek, továbbá a budapesti csoport tagjait és a bécsi Pázmáneum csoportját. Május hónapjában a Boldogságos Szűz Máriának, az Egyház Anyjának ajánlak Titeket.
Szívesen adom Rátok és az Úr szőlőjében végzett munkátokra Apostoli Áldásomat.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Un cordiale saluto ai pellegrini ungheresi, ai Sacerdoti dell'Arcidiocesi di Eger, accompagati dal loro Pastore, Mons. Ternyák, qui presente, ai membri dei gruppi provenienti da Budapest e dal Pazmaneum di Vienna.
Fratelli e sorelle, in questo mese mariano di maggio voglio affidarvi alla Madonna – Madre della Chiesa.
Volentieri benedico tutti voi e il vostro lavoro nella vigna del Signore.
Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i partecipanti al pellegrinaggio promosso dalla “Società Divine Vocazioni”, in occasione della beatificazione del fondatore don Giustino Russolillo e li invito, sull’esempio del nuovo Beato, a proseguire nell’impegno di conformazione a Cristo, tendendo alla misura alta della vita cristiana, la santità.


Saluto i fedeli della Diocesi di Gubbio, accompagnati dal loro Pastore Mons. Mario Ceccobelli e qui convenuti durante l’anno giubilare del patrono Sant’Ubaldo; a ciascuno auguro un generoso impegno di testimonianza cristiana per contribuire a diffondere il Vangelo in ogni ambito della società.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, esortando tutti ad intensificare la pia pratica del santo Rosario, specialmente in questo mese di maggio dedicato alla Madre di Dio. Invito voi, cari giovani, a valorizzare questa tradizionale preghiera mariana, che aiuta a meglio comprendere e assimilare i momenti centrali della salvezza operata da Cristo. Esorto voi, cari malati, a rivolgervi con fiducia alla Madonna mediante questo pio esercizio, affidando a Lei tutte le vostre necessità. Auguro a voi, cari sposi novelli, di fare della recita del Rosario in famiglia un momento di crescita spirituale sotto lo sguardo della Vergine Maria.

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