martedì 15 febbraio 2011

Riflessioni su "Ubicumque et semper". Di fronte a un nuovo paganesimo (Cláudio Hummes)


Riflessioni su "Ubicumque et semper"

Di fronte 
a un nuovo paganesimo 

Lettera Apostolica in forma di "Motu Proprio" Ubicumque et semper,
con la quale si istituisce il Pontificio Consiglio per la Promozione
della Nuova Evangelizzazione (21 settembre 2010)
[Francese, Inglese, Italiano, Latino, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]


di Cláudio Hummes
Cardinale prefetto emerito della Congregazione per il Clero

Con il motu proprio Ubicumque et semper Benedetto XVI ha istituito il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, motivato dalla incontestabile e complessa urgenza missionaria in cui oggi si trova la Chiesa e dalle particolari circostanze attuali da affrontare. Così, ancora una volta, il nostro amato Papa ci invia, nel vigore dello Spirito Santo, per compiere gioiosamente il mandato del Signore Risorto: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli" (Matteo, 28, 19).

Fin dall'inizio del pontificato, Benedetto XVI parla dell'urgenza missionaria. Ai vescovi tedeschi, già nel 2005, disse: "Voi stessi, cari Confratelli, avete affermato (...) "Noi siamo diventati terra di missione". Ciò vale per grandi parti della Germania. Per questo ritengo che in tutta l'Europa, (...) dovremmo riflettere seriamente sul modo in cui oggi possiamo realizzare una vera evangelizzazione, non solo una nuova evangelizzazione, ma spesso una vera e propria prima evangelizzazione. Le persone non conoscono Dio, non conoscono Cristo. Esiste un nuovo paganesimo e non è sufficiente che noi cerchiamo di conservare il gregge esistente, anche se questo è molto importante". In molte altre occasioni Benedetto XVI è tornato sul tema dell'urgenza missionaria.

In Brasile, inaugurando la quinta Conferenza generale dell'episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, nel 2007, il Papa affermò: "La fede in Dio ha animato la vita e la cultura di questi Paesi durante più di cinque secoli. (...) Attualmente, quella stessa fede deve affrontare serie sfide, perché stanno in gioco lo sviluppo armonico della società e l'identità cattolica dei suoi popoli". La Conferenza, alla fine, decise di iniziare una missione continentale permanente.

Infatti, in America Latina, e in particolare nel Brasile, la crescita travolgente delle sette pentecostali e la scristianizzazione, conseguenza dell'avvento della cultura post-moderna secolarizzata, relativistica e laicistica, causano un enorme calo nel numero delle persone che si dichiarano cattoliche. Oggi, nel continente latinoamericano, i cattolici corrono il reale rischio di essere ridotti a meno della metà della popolazione. Nel suo motu proprio, Benedetto XVI indica dove la nuova evangelizzazione è più urgente, cioè "in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione", come l'Europa, e in altre dove "si conservano tuttora molto vive tradizioni di pietà e di religiosità cristiana, ma questo patrimonio morale e spirituale rischia oggi d'essere disperso sotto l'impatto di molteplici processi, tra i quali emergono la secolarizzazione e la diffusione delle sette".

"Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda", afferma il Papa. Anzitutto, si tratta di alzarci e andare incontro ai cattolici che si sono allontanati: quelli che noi, cioè la Chiesa, abbiamo battezzati e ai quali avevamo promesso allora di evangelizzare, ma la cui evangelizzazione, per tante circostanze avverse o per omissione, purtroppo non siamo riusciti a compiere o a rinnovare continuamente.

La sfida è di portare o riportare a loro il primo annunzio del Signore Risorto e del suo Regno, per condurli a un incontro forte, personale e comunitario con Gesù Cristo vivo e così offrire l'opportunità di aderire profondamente e personalmente al Signore. Anche l'uomo e la donna della post-modernità possono essere di nuovo toccati da un incontro personale con Cristo, morto e risorto. I primi destinatari della nuova evangelizzazione, però, sono tutti i poveri delle città e della campagna.

(©L'Osservatore Romano - 16 febbraio 2011)